Osservatorio ICA Italia

Risposte brevi, fonti vere

Domande frequenti

Le domande più comuni sulle infezioni correlate all’assistenza, con risposte in poche righe. Ogni risposta riprende i dati verificati del sito e riporta la propria fonte.

La domanda a cui nessuno può rispondere

«Quali ospedali hanno più infezioni?» In Italia non esiste un registro pubblico obbligatorio.

Le domande

Quello che ci viene chiesto più spesso

Che cosa sono le infezioni correlate all’assistenza (ICA)?

Sono le infezioni contratte durante il percorso di cura, in ospedale o in un’altra struttura sanitaria, che non erano presenti né in incubazione al momento del ricovero. Nel linguaggio comune si parla di «infezioni ospedaliere»; nelle fonti internazionali si chiamano HAI (Healthcare-Associated Infections).

Il glossario completo

Quante infezioni correlate all’assistenza ci sono in Italia ogni anno?

Tra 400 e 640 mila ogni anno, secondo lo studio nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità. La forbice va dalla stima sui dati 2022 a quella sui dati 2016.

Fonte: ISS / Eurosurveillance · Tutti i numeri, con le fonti

Quante persone muoiono ogni anno per le infezioni ospedaliere in Italia?

Circa 20.000 decessi l’anno associati alle infezioni correlate all’assistenza, secondo la stima dell’Istituto Superiore di Sanità sui dati 2022; la stima sui dati 2016 indicava circa 29.000 decessi.

Fonte: ISS / Eurosurveillance · Tutti i numeri, con le fonti

L’antibiotico-resistenza è la stessa cosa delle ICA?

No. È un fenomeno distinto, anche se in parte sovrapposto. In Italia i decessi attribuibili ogni anno alle infezioni da batteri resistenti agli antibiotici sono circa 11.000, all’incirca un terzo di quelli dell’intera Unione Europea.

Fonte: ECDC / Lancet Infectious Diseases · Italia ed Europa a confronto

Le infezioni correlate all’assistenza si possono prevenire?

In buona parte sì. L’Istituto Superiore di Sanità scrive che più della metà delle infezioni correlate all’assistenza è prevenibile. L’ECDC indica fino al 50%. La revisione della letteratura che entrambi citano misura riduzioni fra il 35% e il 55% dove si applicano insieme più misure, cioè igiene delle mani, sorveglianza attiva e protocolli sui dispositivi.

Fonte: Istituto Superiore di Sanità (ISS) · Cosa funziona e cosa fa l’Europa

Cosa dice la legge italiana sulle infezioni contratte in ospedale?

La Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) stabilisce che la sicurezza delle cure è parte del diritto alla salute e che la prevenzione del rischio, comprese le infezioni, coinvolge tutto il personale e tutte le strutture, pubbliche e private.

Fonte: Gazzetta Ufficiale / Normattiva · Le norme spiegate in parole semplici

La struttura sanitaria risponde sempre di un’infezione contratta al suo interno?

No, non in modo automatico, risponde per colpa. La Corte di Cassazione (sentenza 6386/2023) ha però chiarito che tocca alla struttura provare di aver adottato in concreto le misure di prevenzione, indicando 13 cautele che devono risultare documentate e applicate. Non basta esibire protocolli sulla carta.

Fonte: Corte di Cassazione · La sentenza-cardine e i 13 criteri

Quanti risarcimenti per infezioni ospedaliere sono stati riconosciuti dai tribunali italiani?

L’Osservatorio documenta 445 sentenze italiane con risarcimento tra il 2016 e il 2026, con importi riconosciuti da 1.798 a 2.774.467 euro. Sono solo la punta dell’iceberg. La gran parte dei casi non arriva a una sentenza pubblica, perché si chiude in accordi riservati, viene archiviata o non viene denunciata.

La mappa dei casi documentati

Ho preso un’infezione in ospedale, cosa posso fare?

La Legge 24/2017 stabilisce che la documentazione sanitaria del ricovero va fornita entro sette giorni dalla richiesta di chi ne ha diritto, con le eventuali integrazioni entro un massimo di trenta giorni. Referti, esami microbiologici e lettera di dimissione sono i documenti da cui si ricostruisce quando l’infezione è comparsa. La valutazione di un’eventuale richiesta di risarcimento è materia di un legale. La regola fissata dalla Cassazione è che tocca alla struttura dimostrare di aver applicato le misure di prevenzione. Le stesse regole valgono per i familiari quando il paziente è deceduto.

Fonte: Gazzetta Ufficiale / Normattiva · Le norme e la sentenza-cardine

Come si chiede la cartella clinica dopo un ricovero?

La richiesta va presentata alla direzione sanitaria della struttura, pubblica o privata. La Legge 24/2017 stabilisce che la documentazione sanitaria disponibile sul paziente sia fornita entro sette giorni dalla richiesta, preferibilmente in formato elettronico. Le eventuali integrazioni devono arrivare entro un massimo di trenta giorni.

Fonte: Gazzetta Ufficiale / Normattiva · L’articolo 4 della Legge Gelli

Come si capisce se un’infezione è stata presa in ospedale?

Si considera correlata all’assistenza l’infezione che non era presente né in incubazione al momento del ricovero e che compare durante il percorso di cura. Stabilirlo nel caso singolo resta una valutazione clinica, legata ai tempi di comparsa dei sintomi, agli esami microbiologici e al tipo di procedura subita. Sul piano legale la Corte di Cassazione, con la sentenza 6386/2023, chiede alla struttura di dimostrare di aver applicato in concreto le misure di prevenzione.

Fonte: Corte di Cassazione · I 13 criteri chiesti alla struttura

Quali sono gli ospedali con più infezioni in Italia?

Non esiste una classifica pubblica per struttura. In Italia manca un registro pubblico obbligatorio delle infezioni correlate all’assistenza, quindi i dati disponibili sono aggregati a livello nazionale o ricavati da studi di prevalenza. Le strutture pubbliche e private sono però tenute a pubblicare sul proprio sito i dati dei risarcimenti erogati nell’ultimo quinquennio, come prevede la Legge 24/2017.

Fonte: Gazzetta Ufficiale / Normattiva · I casi documentati, uno per uno

Quanto vale il risarcimento per un’infezione contratta in ospedale?

Non esiste un importo standard, perché dipende dal danno accertato nel singolo caso. Nelle 445 sentenze documentate dall’Osservatorio ICA Italia gli importi riconosciuti vanno da 1.798 a 2.774.467 euro, con differenze legate alla gravità delle conseguenze, all’età della persona e all’eventuale decesso. Sono cifre di casi realmente decisi, non una tabella di riferimento.

Le sentenze, una per una

Come verifica le informazioni l’Osservatorio ICA Italia?

Pubblichiamo solo informazioni già di dominio pubblico: report di istituzioni sanitarie, normativa, sentenze depositate, notizie di stampa verificabili. Ogni numero riporta la propria fonte, raccolta nella Banca Dati; privilegiamo le fonti primarie e, dove possibile, incrociamo più fonti. Se un dato è impreciso, lo correggiamo.

Identità e metodo

Chi sostiene l’Osservatorio ICA Italia?

L’Osservatorio è un’iniziativa indipendente e segue tre regole d’oro pubbliche: ogni legame è dichiarato, nessun rimando commerciale nei contenuti, indipendenza editoriale piena. Chi sostiene il progetto non ha voce sui contenuti.

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Le risposte sono volutamente brevi. I numeri completi sono nella pagina I Dati, tutte le citazioni del sito sono raccolte nella Banca Dati. Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere di un medico o di un avvocato.

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