Fra il 2020 e il 2024, l’INAIL ha pubblicato quattro documenti di indirizzo tecnico normativo sulle misure di sicurezza per contrastare le infezioni nelle strutture sanitarie. Li hanno scritti esperti dell’Istituto e delle università e aziende sanitarie italiane. Raccontiamo che cosa dicono, partendo dal più recente.
Il punto di partenza
Perché ne scrive l’INAIL
L’INAIL è l’istituto pubblico che assicura i lavoratori contro infortuni e malattie professionali e fa ricerca in materia di igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro. La sua attenzione alle Infezioni correlate all’assistenza (ICA)Infezioni contratte durante il percorso di cura (in ospedale o in altre strutture sanitarie) che non erano presenti né in incubazione al momento del ricovero. In inglese: HAI.Tutti i termini → parte da una legge conosciuta di solito per i cantieri e le fabbriche, il testo unico sulla sicurezza del lavoro (decreto legislativo 81 del 2008).
Il testo unico dedica un titolo intero, il decimo, all’esposizione ad agenti biologici. Come ricorda il documento del 2024, la direttiva europea recepita in quel titolo chiede di attuare tutte le misure di prevenzione e protezione «quale garanzia di tutela per operatori ed utenti». La stessa misura che protegge chi lavora in reparto protegge chi ci viene curato.
Il documento segnala, come evidenzia sul proprio sito il Ministero della Salute, l’elenco delle cause delle infezioni correlate all’assistenza, dove compare «la scarsa applicazione di misure di igiene ambientale e di prevenzione e controllo delle infezioni in ambito assistenziale».
Al centro
Il documento del 2024 sulle aree critiche
INAIL · edizione 2024 · ISBN 978-88-7484-897-3
Misure di sicurezza per le infezioni nelle aree critiche in sanità: tecnologie avanzate per l’impiego continuo di dpi e di disinfezione di nuova concezione
Autori A. Ledda, P. Castellano, R. Lombardi, M. Triassi, M. Clementi, A. Firenze, A. Carducci, M. Verani, S. Sernia, E. Omodeo Salè, P. Manzi, F. De Plato, G. Rotriquenz
Il documento più recente riguarda i reparti dove il rischio è più alto, cioè rianimazione, terapie intensive, Pronto Soccorso e alcuni ambulatori specialistici. Nella lettura che il documento dà di un rapporto dell’ Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)L’agenzia dell’Unione Europea che sorveglia le malattie infettive, le ICA e l’antibiotico-resistenza nei paesi membri.ApprofondisciTutti i termini → del 2023, chi resta in terapia intensiva più di due giorni ha una probabilità significativa di contrarre un’infezione, soprattutto ai polmoni, nel sangue e alle vie urinarie.
Secondo il documento operatori e pazienti si espongono in tre modi, cioè col contatto con materiali biologici, attraverso l’aria e le superfici contaminate, maneggiando strumenti e oggetti contaminati. Le manovre invasive pesano di più, perché vi si usano aghi, bisturi e cannule sporchi di sangue e di altri liquidi biologici.
Il metodo
01.
Si parte dalla valutazione del rischio
Le misure si scelgono esaminando attentamente l’attività che si svolge in quel reparto. La loro attuazione è un obbligo del datore di lavoro, che tiene conto delle indicazioni del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sentiti i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con la collaborazione del medico competente e dei responsabili delle aree critiche. Il documento chiede anche un equilibrio fra la sicurezza e la possibilità di curare senza intralci.
02.
Eliminare il rischio, altrimenti ridurlo al minimo
È la prima delle misure generali di tutela del testo unico, che all’articolo 15 chiede «l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico».
03.
Aggiornare le misure quando la tecnica avanza
L’articolo 18 mette fra gli obblighi del datore di lavoro quello di aggiornare le misure di prevenzione «in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione».
Le citazioni di legge sono dal testo unico, articoli 15 e 18, nella versione di Normattiva.
Le misure
01.
Protezioni che valgono nei due sensi
Indumenti e maschere degli operatori devono proteggere chi li indossa e insieme evitare di diventare loro stessi un veicolo di infezione verso i pazienti. Per questo il documento propone che nelle aree critiche la divisa sia un dispositivo di protezione individuale certificato, da portare per tutto il turno.
02.
Vie respiratorie, volto e occhi
Per le vie respiratorie il documento indica la semimaschera filtrante di classe FFP3, certificata contro gli agenti infettivi. Quando ci sono schizzi di sangue o di liquidi si aggiungono visiere o schermi facciali.
03.
Una disinfezione di efficacia provata
Quando le superfici si disinfettano, la metodologia di disinfezione, qualsiasi essa sia, deve essere scelta e attuata accertando che per essa vi siano verifiche sperimentali di efficacia in conformità alle norme tecniche europee. In questo modo si garantisce l’adeguata tutela della salute prevista dalla legislazione vigente.
04.
L’acqua dei reparti
L’acqua dell’impianto deve rispettare le regole sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, riscritte nel 2023. Nelle aree critiche il documento indica tra gli interventi prioritari quello di posizionare i filtri ai punti di erogazione e agli snodi dell’impianto, con specifiche caratteristiche tecniche, in modo tale che siano una barriera efficace nei confronti di tutti i microrganismi, compresi i virus. I filtri devono essere verificati da un organismo terzo. Sono una protezione collettiva, pensata soprattutto per i pazienti con difese immunitarie basse.
05.
Pulizie verificate da un terzo
Per i servizi di pulizia e disinfezione il documento chiede un monitoraggio continuo e un «controllo di qualità in contraddittorio tra le parti», sul risultato e sul processo. La verifica andrebbe fatta in tempo reale impiegando soggetti terzi diversi dalla struttura e dall’impresa che svolge il servizio.
Il documento tecnico del 2024 non è il solo dedicato alle misure di sicurezza. Per i requisiti dei dispositivi, della disinfezione e dell’impianto idrico rimanda ai tre pubblicati prima, scritti in buona parte dagli stessi autori.
INAIL · edizione 2020 · ISBN 978-88-7484-658-0
Misure di sicurezza per gli agenti infettivi del gruppo 3 nelle attività sanitarie
Il primo documento della serie riguarda un gruppo di agenti infettivi pericolosi che si incontrano in sanità, quelli che la normativa comunitaria mette nel gruppo 3. Alcuni si trasmettono anche per via aerea, come il bacillo della tubercolosi e, dal 2020, il virus del Covid-19. Altri si trasmettono di solito col sangue, come i virus delle epatiti B e C e l’HIV.
Il metodo è quello che torna in tutti i documenti successivi. Si parte dalla valutazione del rischio, si attuano tutte le misure possibili e si dà la priorità a quelle collettive. Fra queste ci sono le stanze in depressione con ricambi d’aria misurati e controllati periodicamente, la disinfezione sistematica delle superfici con prodotti di efficacia provata da laboratori indipendenti, gli aghi e i taglienti con dispositivo di sicurezza. Dove mancano gli impianti il documento raccomanda comunque il ricambio naturale e l’impiego di apparecchiature portatili per il ricambio e la decontaminazione dell’aria. Poi vengono i dispositivi individuali, come guanti e semimaschere FFP3, anche con certificazione CE/UE per agenti infettivi. Tute e camici monouso non si riutilizzano mai e non si portano fuori dalle aree a rischio.
Autori R. Lombardi, A. Ledda, P. Tomao, N. Vonesch, A. Carducci, M. Clementi, D. D’Alessandro, S. Sernia, M. Triassi
INAIL · edizione novembre 2022 · ISBN 978-88-7484-760-0
La disinfezione ambientale e di superfici diversificate come misura di sicurezza nelle strutture sanitarie ed in quelle ad esse assimilabili
Il secondo tratta la disinfezione degli ambienti e delle superfici come una misura di sicurezza vera e propria, collettiva e da attuare in via prioritaria. Definisce le infezioni correlate all’assistenza come quelle contratte sia dai pazienti sia dagli operatori. Chiede che l’efficacia di prodotti e metodi sia dimostrata secondo le norme europee da laboratori terzi indipendenti. Chi sceglie deve avere i rapporti di prova completi.
La disinfezione va fatta in modo sistematico e tracciata. Quando la svolge un’impresa esterna il controllo non può restare all’autocontrollo di chi esegue il servizio. La struttura che appalta deve partecipare in modo continuo e verificare il lavoro in contraddittorio. Il documento guarda anche a chi è presente durante i trattamenti. Chiede la prova che i prodotti non espongano operatori e pazienti a sostanze tossiche oltre i limiti.
Autori A. Ledda, A. Carducci, M. Clementi, D. D’Alessandro, S. Sernia, A. Firenze, R. Lombardi, M. Triassi
INAIL · edizione dicembre 2022 · ISBN 978-88-7484-767-9
La disinfezione di dispositivi ed impianti come misura di sicurezza negli ambienti sanitari ed in quelli ad essi assimilabili
Il terzo porta lo stesso ragionamento su tre fronti, cioè gli endoscopi, l’impianto idrico e l’aria degli ambienti chiusi. Per gli endoscopi chiede che il trattamento fra un esame e l’altro (decontaminazione, pulizia e disinfezione, fino alla sterilizzazione per quelli usati in cavità sterili) sia curato al massimo e tracciato.
Sull’acqua dell’impianto chiede una disinfezione con prodotti di efficacia dimostrata e controlli microbiologici ai punti di erogazione, con un’attenzione particolare alla legionella. Per l’aria indica come metodo più semplice ed efficace il ricambio con aria esterna, almeno sei volte l’ora secondo la letteratura che cita. Il documento aggiunge: «Qualora non sia possibile garantire un’adeguata ventilazione negli ambienti e/o evitare assembramenti negli stessi, in alcuni di essi, valutati per un’evidenza di rischio di esposizione, si potrebbe installare un idoneo sistema di ventilazione con filtrazione dell’aria».
Autori A. Ledda, A. Carducci, M. Clementi, D. D’Alessandro, S. Sernia, A. Firenze, R. Lombardi, M. Triassi
In tutti e quattro i documenti le misure di sicurezza da attuare discendono dalla valutazione del rischio. La protezione collettiva viene prima di quella individuale. L’imparzialità delle verifiche sperimentali e delle certificazioni è garantita dall’impiego di un organismo terzo indipendente. Alcuni monitoraggi sono importanti e vanno registrati.
Il testo integrale
Il testo integrale dei quattro documenti sta sul portale dell’INAIL, che ne consente la citazione con l’indicazione della fonte.
Quali misure una struttura deve dimostrare di avere applicato, quando un paziente infettato le fa causa.