Le infezioni che si prendono in ospedale colpiscono i pazienti e anche chi li assiste ogni giorno, infermieri, operatori socio-sanitari, medici. Raccontarlo non divide il personale dagli ospedali, li mette dalla stessa parte.
Il lato che non si racconta
Perché questa pagina
Il racconto delle infezioni ospedaliere si ferma quasi sempre al paziente. Ma l’infezione è anche un rischio del mestiere di curare. Sul personale sanitario esistono dati pubblici che di solito nessuno mette in fila. Il metodo è lo stesso delle altre sezioni. Solo fatti documentati, con la fonte sempre in chiaro.
Il rischio di ogni giorno
Ogni infezione in meno protegge due persone alla volta. Chi è nel letto e chi gli sta accanto.
~100.000.
punture e tagli a rischio biologico ogni anno fra gli operatori sanitari italiani, secondo la sorveglianza del rischio biologico.
Fonte: SIROH, sorveglianza del rischio biologico negli operatori sanitari (INMI Lazzaro Spallanzani) · su quotidianosanita.it
I dati messi in fila
I numeri, in chiaro
215decessi nel comparto sanità nel 2020
Il contagio riconosciuto come infortunio
Nel 2020, primo anno della pandemia, i decessi sul lavoro denunciati nel comparto sanità e assistenza sociale sono saliti a 215, contro i 32 del 2019 e i 25 del 2023. L'INAIL riconduce quel picco ai contagi da Covid, riconosciuti per legge come infortuni sul lavoro. È l'ammissione formale che l'infezione presa mentre si cura è un danno del lavoro. Tra chi si è contagiato lavorando gli infermieri sono la quota maggiore, seguiti dagli operatori socio-sanitari e dai medici.
INAIL, «Dati INAIL» n. 12, dicembre 2024 (decessi del comparto); Scheda nazionale infortuni da Covid-19 (ripartizione per professione) · su inail.it
~100.000punture e tagli a rischio biologico ogni anno
Il rischio biologico di ogni giorno
Oltre alla pandemia restano un rischio quotidiano e silenzioso le punture d'ago e i tagli. In Italia se ne stimano circa centomila all'anno tra gli operatori sanitari. Circa la metà non viene nemmeno segnalata. Oltre due terzi riguardano gli infermieri. Contando anche i contatti accidentali di sangue o altri liquidi con occhi, bocca o pelle lesa, il totale delle esposizioni a rischio biologico sale a circa centotrentamila. Restano rischi professionali anche la tubercolosi e le epatiti B e C.
SIROH, sorveglianza del rischio biologico negli operatori sanitari (INMI Lazzaro Spallanzani) · su quotidianosanita.it
65.000infermieri mancanti in Italia
Meno personale, più infezioni
È il punto che lega il destino del paziente a quello di chi lo cura. Dove gli infermieri sono troppo pochi, la letteratura scientifica internazionale registra più eventi avversi e più infezioni. In Italia ne mancano circa sessantacinquemila, stima della Ragioneria generale dello Stato ripresa dalla FNOPI nel 2025. E gli infermieri specializzati proprio nel controllo delle infezioni non bastano. Il censimento nazionale di ANIPIO, aggiornato a dicembre 2025, ne conta in media uno ogni 285 posti letto, contro lo standard di uno ogni 250. Oltre il 70% delle regioni non ci arriva e in tre non ce n'è nessuno.
Primo Report sulle professioni infermieristiche FNOPI-Scuola Sant'Anna di Pisa (12 maggio 2025), stima della Ragioneria generale dello Stato: mancano almeno 65.000 infermieri; censimento nazionale ANIPIO degli infermieri specialisti del rischio infettivo, aggiornato a dicembre 2025, per il rapporto con i posti letto · su ansa.it
Come ci si protegge
Conoscere il rischio
La puntura d'ago
È l'incidente più comune del mestiere di assistere: un ago o un tagliente che ferisce la pelle. Può trasmettere epatite B, epatite C e HIV. I dispositivi di sicurezza e la segnalazione tempestiva riducono di molto il rischio, ma una parte degli incidenti non viene ancora denunciata.
Organizzazione Mondiale della Sanità; sorveglianza SIROH (INMI Lazzaro Spallanzani) · su quotidianosanita.it
Il vaccino del personale
Vaccinare chi lavora in reparto protegge due volte: l'operatore e i pazienti fragili che assiste. Per questo la vaccinazione del personale sanitario è raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute. In Italia, però, la copertura resta spesso sotto le soglie indicate. Per l'antinfluenzale il minimo raccomandato è il 75 per cento, ma tra gli operatori si ferma molto più in basso.
Ministero della Salute / ISS EpiCentro, coperture vaccinali antinfluenzali (obiettivo minimo 75% negli operatori sanitari) · su epicentro.iss.it
Una regola europea
La protezione di chi lavora a contatto con agenti biologici è fissata da una direttiva europea, aggiornata nel 2020 per includere il coronavirus tra gli agenti di rischio in sanità. Non è solo buona volontà, ma un obbligo di legge verso il personale.
Direttiva UE 2000/54/CE, aggiornata dalla Direttiva UE 2020/739 · su eur-lex.europa.eu
Davanti al giudice
Alcuni casi
Pochi casi simbolo, raccontati come le altre sentenze del sito, cioè il fatto, l’esito e la fonte. Anche quelli persi, perché la prova del contagio sul lavoro è spesso difficile. Di uno dei due il testo del provvedimento non è pubblico, quindi il collegamento porta alla pagina che lo racconta e non all’atto. Quando anche quel testo si trova, lo mettiamo sul sito come abbiamo fatto con l’altro.
risarcimento riconosciuto
Epatite C da puntura d'ago in sala operatoria
Un infermiere contrae l'epatite C durante il lavoro in sala operatoria. Il Tribunale del lavoro riconosce la responsabilità delle aziende sanitarie e dispone un risarcimento di oltre trecentomila euro.
Un'infermiera in tirocinio contrae la tubercolosi in un reparto di tisiologia e chiede il riconoscimento del danno. La Corte di Cassazione conferma che chi ospita un tirocinante risponde della sua sicurezza come verso un lavoratore, anche senza retribuzione. Respinge però il ricorso, perché i giudici di merito avevano accertato che la struttura aveva somministrato il vaccino e che la resistenza al vaccino non le era addebitabile. Lo riportiamo per onestà. Non tutte le cause si vincono e la prova del contagio sul lavoro è spesso difficile.
Chi assiste i pazienti conosce questo rischio meglio di chiunque. Per questo l’Osservatorio vuole lavorare con le società scientifiche e le rappresentanze del personale sanitario per mettere in fila i dati, dar loro voce e chiedere insieme più prevenzione.
Le misure che proteggono i pazienti proteggono anche chi lavora nei reparti.