Osservatorio ICA Italia

Evento ·

Dal convegno della Fondazione Italia in Salute (Firenze, 2024)

I temi di interesse generale emersi dal convegno annuale della Fondazione Italia in Salute sull’ICA. Dimensioni del fenomeno, nodo della misurazione, legame tra prevenzione e responsabilità.

Nel dicembre 2024 la Fondazione Italia in Salute ha dedicato alle ICA il suo convegno annuale, «Le infezioni correlate all’assistenza: prevenzione, responsabilità ed equo risarcimento», ospitato nell’Auditorium della Fondazione CR Firenze. L’Osservatorio ICA Italia ne riprende qui i temi di interesse generale, ancorati a fonti pubbliche; la registrazione integrale dell’evento è disponibile online. Riportiamo i contenuti di pubblica utilità, non le posizioni dei singoli relatori.

Le dimensioni del fenomeno in Italia

I dati di sorveglianza europea mostrano che l’Italia presenta stabilmente uno dei tassi più elevati di resistenza antimicrobica tra i paesi dell’Unione. L’ECDC documenta questa posizione con continuità nelle proprie serie storiche. Nei confronti tra paesi su diversi microrganismi resistenti, l’Italia risulta costantemente nelle posizioni più critiche. Questa posizione si traduce in un onere di mortalità che le stime nazionali dell’ISS quantificano in decine di migliaia di decessi l’anno associati alle ICA, a cui si aggiunge, in parte sovrapposto, il peso dell’antibiotico-resistenza, che in Italia causa circa 11.000 morti l’anno, circa un terzo del totale dell’Unione.

Il nodo della misurazione

Un tema ricorrente è il divario tra la dimensione reale del problema e la capacità del sistema di misurarla. La sorveglianza delle ICA in Italia si basa soprattutto su indagini di prevalenza periodiche (gli studi PPS coordinati dall’ECDC), non su un registro nazionale continuo e obbligatorio. La partecipazione è cresciuta nel tempo, dai 135 ospedali del 2016 ai 325 del 2022, ma resta disomogenea tra regioni, con punte di eccellenza e ampie zone di silenzio informativo. Nei territori che segnalano meno la situazione clinica non è necessariamente migliore. È minore la capacità di misurazione.

Misure note, applicazione discontinua

Le misure di prevenzione più efficaci sono note e codificate. I bundle assistenziali (pacchetti di pratiche applicate sistematicamente in situazioni ad alto rischio come la ventilazione meccanica, il cateterismo o la gestione degli accessi venosi) mostrano riduzioni documentate dei tassi di infezione quando applicati con continuità. La compliance all’igiene delle mani, però, rimane in molte strutture al di sotto degli standard raccomandati dall’OMS. È uno dei fattori più direttamente correlati alla trasmissione delle infezioni. Il problema è la sistematicità e la misura dell’applicazione.

Il confronto europeo: strutture e accountability

In diversi paesi europei, in particolare nel Nord Europa, i sistemi di sorveglianza sono più strutturati. La differenza riguarda la capacità del sistema di imparare dai propri errori e di renderne conto alla collettività. I confronti ECDC collocano i paesi del Nord Europa fra quelli con i livelli più bassi di antibiotico-resistenza e l’Italia stabilmente fra i più alti. Un divario che riflette anche la diversa capacità di misurare e rendere pubblico ciò che accade nei reparti. L’Italia ha fatto passi avanti negli ultimi anni, ma la distanza dai sistemi più maturi resta rilevante.

Responsabilità e prevenzione: un circolo che si chiude

Il dibattito giuridico sulle ICA (gli obblighi di diligenza delle strutture, i criteri di prova, i modelli di responsabilità) alimenta la prevenzione. Strutture che documentano con sistematicità l’adozione dei protocolli, ne misurano l’applicazione e ne verificano i risultati sono più in grado di dimostrare la propria diligenza e, soprattutto, di ridurre la probabilità che le infezioni si verifichino. La prevenzione è un investimento misurabile, in salute dei pazienti e in sostenibilità del sistema.


Sul divario fra misure note e loro applicazione in Italia, vedi Prevenire le ICA: il divario tra sapere e fare.

Fonti

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