Approfondimento ·
Prevenire le ICA: il divario tra sapere e fare
Le misure efficaci contro le infezioni correlate all’assistenza sono note da anni. Il problema italiano è applicarle con continuità e misurarle.
Le misure che riducono le infezioni correlate all’assistenza sono note, codificate e condivise a livello internazionale. Le riassumiamo, a livello di categoria, nella pagina Prevenzione & Europa. Eppure il fenomeno resta grave. Il nodo italiano è la distanza fra quel sapere e la sua applicazione quotidiana. Secondo ECDC e OMS una quota rilevante delle ICA, fino a circa la metà, è prevenibile con misure già esistenti, un tema al centro del convegno della Fondazione Italia in Salute (Firenze, dicembre 2024). La domanda, quindi, è perché non lo facciamo abbastanza.
La misura più semplice è la meno applicata
L’igiene delle mani è la misura cardine della prevenzione delle ICA, la pietra angolare di ogni strategia multimodale. È anche fra le più economiche. Eppure la compliance (la percentuale di operatori che la eseguono correttamente, nei momenti giusti dell’assistenza) resta spesso subottimale, sotto gli standard raccomandati, come rileva da anni l’OMS. La tecnica è codificata dalle linee guida dal 2009. È un problema di continuità, di formazione e di organizzazione del lavoro. La distanza fra ciò che si sa e ciò che si fa, qui, si misura a ogni turno.
Quello che non si misura non si riduce
Ridurre le infezioni presuppone misurarle. In Italia la sorveglianza delle ICA si basa soprattutto su indagini di prevalenza periodiche (gli studi PPS coordinati dall’ECDC), non su un registro nazionale continuo e obbligatorio. La partecipazione è cresciuta, dai 135 ospedali del 2016 ai 325 del 2022, ma resta disomogenea fra le regioni, con punte di eccellenza e ampie zone di silenzio informativo. Le aree che segnalano meno non sono necessariamente quelle dove si sta meglio. Sono spesso quelle che misurano meno. Nei confronti europei coordinati dall’ECDC l’Italia resta stabilmente fra i paesi con i livelli più alti di resistenza antimicrobica. Un dato che riflette anche la minore abitudine, da noi, a rendere pubblico ciò che accade nei reparti.
Provare in concreto, non sulla carta
Il secondo modo in cui sapere e fare si separano è la capacità di dimostrare ciò che si è fatto. La giurisprudenza lo dice con nettezza. Di fronte a un’infezione la struttura non può limitarsi a esibire i protocolli, ma deve provare di averli applicati in concreto, non sulla carta, uno dei criteri fissati dalla Cassazione.
Qui misurare e rendere conto diventano la stessa cosa. Una traccia verificabile e datata di ciò che è stato realmente eseguito (la pulizia, la sanificazione, le procedure assistenziali) distingue una prevenzione dichiarata da una prevenzione dimostrabile, davanti al paziente come davanti a un giudice. C’è un limite da tenere fermo, per onestà. Documentare che una procedura è stata eseguita non prova che l’infezione sia stata evitata. Ma senza quella traccia non si può nemmeno cominciare a dare conto.
Le risorse ci sono, l’applicazione no
Il divario non dipende sempre dai fondi. Anche dove ci sono, disporne non basta. Il PNRR ha destinato risorse specifiche alla formazione del personale sanitario sul rischio infettivo, ma strumenti e finanziamenti non si traducono da soli in pratica quotidiana, se manca la continuità organizzativa per impiegarli bene.
Una questione organizzativa, prima che clinica
Applicare con costanza ciò che funziona (igiene delle mani, bundle assistenziali, sorveglianza, uso responsabile degli antibiotici) richiede che la prevenzione diventi una priorità dichiarata della direzione, non un compito lasciato alla buona volontà dei singoli. Significa misurare, dare riscontro agli operatori, formare e accettare di lavorare «con gli occhi addosso». È faticoso, ma è anche un investimento misurabile. Meno infezioni significano meno giornate di ricovero, meno contenziosi e meno danni ai pazienti.
Per le misure di prevenzione, categoria per categoria, vedi Prevenzione & Europa. Per i temi emersi nel convegno richiamato qui, vedi Dal convegno «ICA negli Ospedali».
Fonti
- WHO Guidelines on Hand Hygiene in Health Care · Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO)
- Antimicrobial resistance · burden e sorveglianza nell’UE · ECDC
- Healthcare-associated infections · sorveglianza europea e quota prevenibile · ECDC · Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie
- Convegno «Le infezioni correlate all’assistenza: prevenzione, responsabilità ed equo risarcimento» · Fondazione Italia in Salute